Programmi a lungo termine? E’ rischioso.. Forse meglio improvvisare! O imparare a guardare le cose da un alt(r)o punta di vista

Cogli l’attimo

Cogli La Rosa quando è il momento

Vivi nel qui ed ora

La felicità è vivere nel momento presente, non hai il potere di cambiare il passato e il futuro non è ancora scritto..

Quante verità.. Eppure nonostante ci vengano ripetute in continuazione in ogni dove, ci intestardiamo e programmiamo ogni secondo della nostra esistenza.

E più programmiamo cose su cose più abbiamo l’illusione di avere il controllo delle nostre vite.. Perchè di illusione si tratta davvero, perchè non è di certo avere un piano ben definito che ci protegge dagli imprevisti, dalle cadute e dal dolore.

E pur ci ostiniamo a farlo perchè spesso è una delle cose che ci regala l’opportunità di sognare..  sopratutto quando si tratta di viaggi.. A volte rappresenta l’unica cosa che ti fa proprio staccare la testa e andare in un’altra dimensione.. Che ti permette di fuggire dalla realtà..

Quanto è frustrante e che delusione lascia addosso quando per un imprevisto sei costretto a modificare un programma che avevi fatto e a rinunciare a qualcosa? Tanto..

Ti lascia l’amaro in bocca.. Qualcosa su cui avevi fantasticato, che avevi in qualche modo assaporato, sfugge via e diventa in un solo attimo intangibile, impalpabile.. Vola via senza lasciare nemmeno un’ombra…

Brutto vero? Già..

A chi vive con una patologia grave e invalidante questa cosa capita più spesso di quanto ve ne possiate rendere conto..

Solo negli ultimi sei mesi ho dovuto rinunciare ad un viaggio negli Stati Uniti, al Natale a casa, a due weekend in Spagna, a partite di basket e di volley, ad un concerto.. Senza menzionare le varie cene saltate, matrimoni o battesimi e alle volte anche non riuscire ad andare a trovare e conoscere i piccoli cuccioli appena nati delle mie amiche e dei miei amici (perchè parliamoci chiaro, tra le mie difese immunitarie e le loro non si sa chi fosse messo peggio.. più delicato e a rischio.. )

E potrei continuare l’elenco con i giorni di lavoro persi, le giornate in aula, le coaching saltate e addirittura anche un post del blog scritto da Moon perchè non ero in grado neanche di stare cinque minuti davanti allo schermo..

Tutte cose in programma, in agenda, in cui avevo investito tempo e idee, su cui avevo investito energie, in cui avevo messo il cuore..

Moltiplicate questi sei mesi per tutti gli anni e fate voi il conto di quante delusioni.. Di quanti lacrime versate e di quante incazzature.. Beh non c’è male vero? Una bella cifra..

Per anni l’ho vissuta davvero malissimo, forse una delle cose che mi è pesata di più.

Poi ho inziato a cambiare strategia.. a cambiare il mio approccio alle cose.. a cambiare i miei pensieri..

Davvero non riuscire a concretizzare e vivere fino in fondo una cosa fa perdere completamente il significato di essa? Averci creduto fino in fondo e averci messo impegno dedizione e cuore, non la rende in ogni caso un esperienza che vale la pena aver vissuto?  che ti ha lasciato qualcosa e fatto crescere e diventare la persona che sei?

Anche perchè se la delusione mi avesse portato a non organizzare più niente, sbaglio o non avrei fatto tante esperienze, non avrei conosciuto tante persone fantastiche, non avrei visto tante sfumature o colori che non conoscevo? Nel modo più assoluto.

Quindi ti dico programmare è sicuramente rischioso..

Ma quali sono i rischi che corri a non farlo? Chiuderti in te stesso e non darti la possibilità di vedere luce e colori, di non poter respirare la pelle delle persone nuove che incontri? Perchè no, nemmeno di non poter cadere e sentirti forte e orgoglioso di te stesso rialzandoti.. Vuoi veramente rinunciare a tutto questo? Io credo di no.. ne sono assolutamente certa..

Per cui alcuni consigli pratici per la gestione delle cose..

  1. Impara ad improvvisare.. se sei costrettoa rinunciare a qualcosa, fa diventare opportunità il non poterlo fare.. hai tempo non previsto a disposizione.. come puoi investirlo per il tuo benessere o quello di qualcuno? Coccolare te stesso e gli altri può essere un’ottima e funzionale soluzione
  2. Quando programmi viaggi, mettiti nelle condizioni di non perdere anche a livello economico.. Prendi biglietti aerei a tariffe rimborsabili o totalmente modificabili (l’assicurazione di viaggio non sottoscriverla perchè se starai male per la tua patologia ti diranno che le pregresse non sono previste – ovviamente sono le clausule scritte in piccolo piccolo, in fondo, in fondo)
  3. Quando compri biglietti per concerti/eventi sportivi.. prendili sempre a coppie di due (sono più facili da piazzare), scegli chi ti accompagnerà e informalo di iniziare da subito a trovarsi un compagno alternativo a te se non dovessi stare bene
  4. Quando sei in forma fa tutto quello che sei in grado di fare, anche di più, non farti mancare niente, non dare limite ai tuoi sogni; ti darà energia vitale per i momenti no
  5. Concediti di imparare qualcosa di nuovo ogni settimana. Sia anche solo una ricetta nuova per condire la pasta, tieni in allenamento la tua mente..

 

Impara a guardare le cose da un altro punto di vista, più in alto (ricordi la scena de l’Attimo Fuggente in cui li faceva salire in piedi sulla cattedra?), sentiti come se tu fossi grande grande e potessi tenere nella mano il mondo.. cosa faresti se avessi il potere di far succedere tutto?

Sarestii creativo.Esprimeresti te stesso e ci respireresti dentro con tutti i polmoni.

Riempiresti di musica, di colori la tua vita più che puoi.. lo faresti con fiori,  lo faresti cantando, suonando, ballando, dipingendo…

Lo faresti innamorandoti ogni giorno della vita e soprattutto di te stesso.. Guardando tutto da un’altra prospettiva..

Quindi? Cosa aspetti? Perchè non inizi a farlo? Sei tu il solo che può impedirti di farlo; la malattia può fermare il tuo corpo ma sei solo tu a poter fermare i tuoi sogni e il tuo cuore..

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Moon Pensiero

“Questa settimana ho dovuto operarmi per la quarta volta di nuovo alla zampa.. Sono a riposo forzato e a dieta.. Ma poi potrò correre più forte di prima e intanto faccio il pieno di coccole di mamma e zii! Mica va così male..”

 

 

Proud to be a Giant Panda.. il desiderio fortissimo di integrità… la conservazione della specie… 

Dopo aver scritto il mio pezzo sulla scelta di essere panda sono stata sommersa da messaggi di amici, con tanto di selfie con facce da panda, accessori con panda e vestiti da panda… sono stata letteralmente sommersa da piccoli pensieri “pandosi” adesivi, calzini, borse del ghiaccio, pupazzi, foto.. insomma una vera panda invasione.. 


Sicuramente ha anche fortemente traghettato a questa invasione il difficile momento che ho attraversato, che sto ancora attraversando, di quella che è stata sicuramente la più brutta e violenta ricaduta della mia vita. Le meravigliose persone da cui sono circondata, i miei amici, per tirarmi su emotivamente mi hanno iniettato gioia e sorrisi nella forma e dimensione di tanti piccoli panda.. 

Questi gesti affettuosi e amorevoli mi hanno portato a fare una riflessione..

Negli ultimi anni ho conosciuto tantissimi aspiranti panda… magari non nella totalità ma in tante sfumature della propria vita, consapevoli e inconsapevoli…

Più diventiamo grandi e soprattutto indipendenti emotivamente più sentiamo il desiderio di camminare accanto a chi condivide i nostri valori, risuona alle nostre vibrazioni e risulta per noi “intellettualmente più stimolante”, persone con cui non solo ti piace stare ma con cui ti piace dialogare, con cui senti di valorizzare il tuo tempo e di investirlo per crescere.

Siamo circondati da tantissima superficialità su aspetti della nostra vita che dovrebbero avere uno spessore… la forte tendenza a vivere le relazioni, il lavoro, la religione, la sessualità, la politica con leggerezza e superficialità e con una tendenza invece a non metterci mai in discussione, a non essere autoironici e non assumerci la responsabilità delle cose. 

Sinceramente credo che dovrebbe funzionare proprio al contrario. Prendere seriamente ogni aspetto pratico della nostra vita, dandogli importanza e valore e mettere invece in gioco noi stessi, imparando soprattutto a riconoscere le nostre fragilità, a prenderci meno sul serio.. . a chiederci più spesso “cosa farei davvero se non ci fosse qualcuno che guarda e che giudica?” 

Credo che in questo momento ci sia un fortissimo desiderio di integrità.. intesa come allineamento ai nostri valori e bisogno di vivere nell’essere congruenti ad essi.. necessità di far sentire la nostra voce, di non fare le pecore nè gli struzzi..

E questo vale per molte persone, sicuramente quelle che ho il privilegio di frequentare e di farlo per scelta reciproca che viene rinnovata giorno dopo giorno.

E non parlo solo dei miei compagni di viaggio conosciuti nelle corsie di un ospedale, che scelgono ogni giorno di non voler essere considerati solo disabili, solo malati, che scelgono di non mollare e di far vedere tutta la loro forza ed energia.. oltre la sofferenza, il dolore, la disabilità e la patologia.

Parlo delle donne meravigliose che fanno parte della mia vita. 

Quelle che denunciano e dicono no ad una violenza nata mascherata da amore; che anche col cuore a pezzi e i lividi addosso dicono basta e un passo dopo l’altro scelgono di rinascere; quelle che si sentono donne con la D maiuscola anche se non si sono sposate, se non sono riuscite ad avere figli; quelle che hanno anche scelto consapevolmente di non averne perché ne capiscono e abbracciano il significato, la responsabilità e in modo totalmente cosciente ammettono di non sentirsela.

Le meravigliose madri che riescono a far tutto; le giovani donne che combattono per i diritti e le pari opportunità; le donne che ci tengono a dimostrare di essere molto di più di un paio di tette, che non usano la bellezza e la seduzione per arrivare; le donne che  credono ancora nell’amore e nella famiglia; quelle che si trasferiscono lontane per amore o per lavoro o per entrambi e mattoncino dopo mattoncino costruiscono una nuova casa ripartendo da zero; quelle che non si buttano via considerando il sesso solo ginnastica ma che gli danno valore, ne danno al proprio partner e soprattutto ne danno a se stesse.

Parlo degli uomini meravigliosi che fanno parte della mia vita. 

Quelli che non hanno paura di inseguire i propri sogni anche se sono solo strade in salita; quelli che non mollano dopo un incidente terribile e che bruciano dall’ardore quando si rialzano e si rimettono in gioco; quelli che sanno chiedere aiuto senza sentirsi “meno maschi”; quelli che si fanno vedere piangere se hanno paura e se soffrono.

Gli uomini per cui il successo è sentirsi felici in quello che fanno, nell’essere onesti e puliti e non nel non guardare in faccia nessuno; quelli che non si vergognano nel commuoversi, che non hanno paura di innamorarsi e che parlano con il cuore ad una donna non solo per portarsela a letto ma perché gli importa davvero; quelli che fanno complimenti sinceri. I padri meravigliosi ed attenti che fanno sentire le figlie come principesse e i figli come campioni; che giocano con loro e sanno anche essere duri se serve.

Parlo degli amici che non hanno paura nell’ avere fede; di chi crede davvero in qualcosa; di chi fa dell’essere religioso, del credere in un Dio, un atto di amore, generosità e compassione e non un motivo di guerra e violenza.

In chi considera un figlio il proprio animale domestico.. e lo fa con la piena consapevolezza di avere il privilegio di vivere un amore incondizionato…

In tutte queste coraggiosissime persone si manifesta l’essere panda.. perché c’è accettazione, c’è consapevolezza, c’è voglia di giocare, di non accettare di estinguersi, di cambiare il mondo e le cose con la semplicità di essere se stessi; di prendere in mano la tavolozza di colori, di diventare registi della propria vita, di scriverne il copione.

Perché se è vero che tante cose non possiamo sceglierle e ci capitano, la scelta su come reagiamo agli eventi e alle cose è soltanto nostra e un panda sceglie sempre la vita, sceglie di non estinguersi…

Equilibrio.. Il senso che domina la nostra vita.. Corpo, testa, emozioni e sentimenti .. e se manca sono guai.. 

Ci sono tantissime cose che si danno per scontate, per normali, probabilmente troppe.

Basterebbe poi fare qualche passettino indietro per capire che tutto non è proprio così immediato. L’equilibrio, per esempio, non si forma in un giorno, si completa intorno ai 12 anni dopo aver attraversato ogni fase.. si gattona, tentativi di stare su due piedi e parecchie cadute, si impara a camminare e correre ma gli impulsi nervosi ci mettono anni per diventare veloci e automatici e lo diventano via via che il movimento viene ripetuto. 

Il compito dell’equilibrio è permettere al corpo di stare bilanciato sul suo senso di massa, di percepire la posizione di ogni muscolo e muoversi di conseguenza in modo armonico, funzionale ed efficace, evitando di sbilanciarsi, mettendosi in condizioni di sicurezza e ottimizzando ogni energia, capacità fondamentale per fare qualsiasi cosa. 

Gli organi e i sistemi nervosi che ci permettono di essere stabili sono numerosissimi e complessi: nell’orecchio, nella vista, nei muscoli delle gambe e nella mente e sono rafforzati da due abilità molto sottili: il controllo dei movimenti oculari e la capacità di navigazione che ci permettono di andare dove vogliamo in modo automatico senza dover sempre porre attenzione e ragionare ad ogni passo sulla direzione da intraprendere. 

E quando l’equilibrio si perde è davvero drammatico.. Sembra di stare sulle montagne russe a testa in giù.. Vertigini fortissime, tutto che inizia a girare, si perdono tutti i riferimenti, non si riesce a stare dritti (effetto torre di Pisa alla quarta), a camminare e ogni micro movimento provoca nausea fortissima e vomito.. insomma diciamo che non è proprio una delle esperienze più piacevoli e divertenti da vivere… 

Anche perché è impensabile fare qualsiasi cosa da soli, si perde totalmente la propria indipendenza e ritornare alla normalità è un processo lungo e faticoso, mentalmente e fisicamente.

Terapia farmacologica a base di alti dosaggi steroidei (il nostro amatissimo cortisone) e una rieducazione motoria, visiva e soprattutto vestibolare volta a riprogrammare l’apparato dell’equilibrio.

Praticamente attraverso qualche “gioco di prestigio” coglioniamo un po’ il cervello ed elaboriamo nuove strategie posturali.. attraverso esercizi e condizionamenti, gli insegneremo ad usare non le informazioni vestibolari ma le informazioni visive e propriocettive..

Insomma diciamocelo ci dobbiamo fare un discreto culo (3 volte al giorno da 20 min/30 solo di rieducazione vestibolare) se vogliamo tornare un minimo alla normalità (tanto data per scontata dalle masse) e perché no cercare anche di star bene.. ma non molleremo neanche questa volta… perché come sempre il nostro cuore è più forte di ogni caduta.. 

Poi siccome grazie al cielo siamo tutti sempre più NERD hanno studiato anche dei giochi fighissimi con la Wii per modificare i circuiti dell’equilibrio, non è esattamente come giocare a Mortal Kombat ma è sicuramente più divertente di toccarsi il naso con un dito cento volte ad occhi chiusi.. no? 

Non riusciremo a diventare fenicotteri e a dormire su una zampa sola; non arriveremo a stare in equilibrio come uno stambecco o un camoscio con il 90% di pendenza su una parete rocciosa ma siamo sempre dei panda e riusciremo a non estinguerci neanche questa volta! (E poi un panda che gioca con la Wii è fighissimo!) 

Per cui avanti tutta.. all’inizio non sarà dritta (nel vero senso del termine); ci vorrà tanta pazienza e tanto tanto aiuto ma crediamoci con fede assoluta e cerchiamo di coccolarci tanto tanto e soprattutto di farci coccolare tanto tanto.. prendiamocele davvero tutte! Anche perché visto che per diversi giorni anche mangiare e bere sarà impresa praticamente impossibile, nutrire il cuore diventa proprio fondamentale! ❤️❤️

Ricordiamoci di guardare ai miglioramenti non da un giorno all’altro (a volte si sta anche peggio e comunque spesso i miglioramenti sono pressoché impercettibili); valutiamo i nostri progressi da una settimana all’altra, da un mese all’altro. Questo ci permetterà di non demoralizzarci e affrontare tutto con più serenità e determinazione, ci aiuterà a non mollare.

Fragilità, resilienza, antifragilità.. la scelta di diventare un panda..

Fragilità… (da Enciclopedia Treccani) cit.

fragilità s. f. [dal lat. fragilĭtasatis]. – 1. Qualità, condizione di ciò che è fragile, in senso proprio e fig.: la f. del vetro, del cristallo; f. di salute, f. di nervi; f. psichica (con riferimento agli stati emotivi); la f. della natura umana; la f. della gloria, delle nostre speranze. Sempre fig., con valore concr., atto commesso (o omesso) per volontà fragile, per debolezza: dimostrare comprensione per le f. altrui. 2. Con sign. specifici: a. Nel linguaggio medico, facilità a rompersi, o diminuita resistenza a traumi, di una struttura anatomica: f. ossea, dovuta in genere a deficiente calcificazione, come per es. nella osteogenesi imperfetta; f. vasale o capillare, dei capillari sanguigni.

Resilienza… (da Enciclopedia Treccani) cit.

resiliènza s. f. [der. di resiliente]. – 1. Nella tecnologia dei materiali, la resistenza a rottura per sollecitazione dinamica, determinata con apposita prova d’urto: prova di r.; valore di r., il cui inverso è l’indice di fragilità. 2. Nella tecnologia dei filati e dei tessuti, l’attitudine di questi a riprendere, dopo una deformazione, l’aspetto originale. 3. In psicologia, la capacità di reagire di fronte a traumi, difficoltà, ecc. 

Antifragilità… (da Intervista a N. Taleb autore di Antifragile, Il Sole 24ore) Cit.

Alcune cose traggono beneficio dagli shock, prosperano e crescono quando sono esposte a mutevolezza, casualità, disordine e fattori di stress e amano l’avventura, il rischio e l’incertezza. Ciò nonostante, a dispetto dell’onnipresenza del fenomeno, non disponiamo di un termine che indichi l’esatto opposto della fragilità. Per questo parleremo di antifragilità.
L’antifragilità va oltre il concetto di «resilienza elastica» e di robustezza. Una cosa resiliente resiste agli shock ma rimane la stessa di prima: l’antifragile dà luogo a una cosa migliore

In pratica stringendo i concetti ai minimi termini…

Fragile è chi si rompe, molla, casca e si lascia andare…

Resiliente è chi fronteggia le difficoltà e le sfide e ne salta fuori…

Antifragile è chi supera le sfide diventando più forte di prima… Hydra a cui in mitologia staccano una testa e ne crescono due…

Spesso si sente parlare di queste categorie come tre cose ben distinte e separatissime tra loro. 

Io credo che come in tutte le cose, non possa esserci una fase che non passi dall’altra..

Solo attraverso una caduta o un crollo e quindi abbracciando la tua fragilità puoi dimostrare la tua resilienza e la tua capacità di fronteggiare l’ostacolo e superarlo. Così come solo davanti al modo in cui esci da questa battaglia, dalle lezioni che impari, puoi far emergere la tua antifragilità.. il tuo divenire un essere più completo e superiore, una creatura in evoluzione.

Per questo ragionamento la mia scelta consapevole di diventare un Panda..

Un Panda è un animale goffo, pasticcione che deve essere protetto in quanto in via d’estinzione.. quindi fragile..

Ma è sempre un orso, capace di tirar fuori gli artigli, difendersi e attaccare se serve alla sua sopravvivenza.. quindi resiliente…

Dove sta la sua antifragililtà? Nel suo abbracciare il suo lato tenero, coccoloso e goffo divenendo uno degli animali preferiti di molti adulti e dei bambini, nel diventare il simbolo globale di conservazione scelto dal WWF, conservazione che a me piace intendere come forte attaccamento all’integrità personale.

Diventare panda, essere un panda è una scelta. Significa abbracciarsi nella propria totalità e respirare a pieni polmoni dentro ad ogni sua fase.


Essere consapevoli di essere fragili, destinati all’estinzione ma scegliere la tenerezza all’ aggressività, scegliere di trovare sempre un modo per sorridere e divertirsi godendo di ogni opportunità, giocare, vivere a 360 gradi anche concedendosi spazi per riposarsi e oziare.

Un Panda sa di essere un orso e rimane un orso e non ha bisogno di dimostrarlo a nessuno, vive serenamente il suo essere goffo, impacciato e affamato.. e la cosa più bella è che tutti l’adorano per questo e non ne hanno perciò paura. 

Questo finché non lo incontri nella quotidianità.

La totalità e la consapevolezza, l’abbracciare ogni parte di se stessi, il guardare la vita dritta negli occhi senza abbassare lo sguardo, il vivere facendosi attraversare da ogni emozione invece spaventa tutti moltissimo.. le persone scappano a gambe levate da chi lo fa, ne rimangono affascinanti e incantati ma si fanno di nebbia.. vivere accanto ad un panda ti mette spalle al muro, e ti porta ad un confronto con te stesso. Tutti dicono di volere una vita intensa e piena di emozioni ma quando ci si trovano davvero davanti, nel momento di scegliere davvero, nella migliore delle ipotesi ne rimangono paralizzati e scelgono la fuga o il nascondersi. 

Essere fragili, resilienti o antifragili rappresentano le fasi nella vita di ognuno. Essere un panda o uno struzzo è una scelta. 

Io ho scelto da molto tempo.  

E tu? Da che parte vuoi stare?


Le trasmissioni sono per il momento interrotte.. 

Qui è Moon che vi parla.. e vi scrive grazie alla supervisione e al supporto di una delle zie. La mamma ha avuto una brutta ricaduta che le ha preso centro dell’equilibrio per cui non riesce proprio a stare in piedi e a fare qualsiasi cosa compreso scrivere. Al momento ha da restare a riposo assoluto e io la sto controllando a vista, se sgarra le do un morsotto sul sedere e soprattutto niente coccole! Le trasmissioni del blog saranno ripristinate appena starà meglio! 

Tranquilli ci penso io a lei.. 

La differenza tra accettazione e convivenza. Quando BUTTA FUORI non è una professione ma un ordine che devi dare a te stesso per evitare di esplodere!

Giochiamo a carte scoperte..

Il trovare sempre l’aspetto positivo delle cose, il mettere il focus sulle cose che sei ancora in grado di fare, il sorridere, l’essere autoironici, prendersi in giro sui propri limiti.. non sono cose che sono riuscita a tirar fuori magiacamente dal cilindro e che sono riuscita a imparare e fare in due giorni..

Mi ci sono voluti anni di allenamento. Di cadute. Di lividi. Di ossa rotte. Di persone che mi hanno mandato a quel paese. Di persone che io ho mandato a quel paese. E non è che ancora io mi ritenga padrona di quest’arte. Proprio per niente. Perchè non prendiamoci in giro e non indoriamo la pillola. Non è facile.

Ma facciamo un passettino indietro e cerchiamo di capire meglio le dinamiche.

Ti arriva addosso una diagnosi che ti travolge (puoi anche far finta di niente ma prima o poi la cosa ti tocca affrontarla) e tra le tante cose che ti dicono è che la testa e i pensieri che fai condizioneranno tantissimo come ti sentirai e di conseguenza la malattia stessa e i suoi sviluppi.

Allora inizi a pensare “e che cavolo, col cazzo che le do una mano..” e inizi a fare il supereroe.. a fare l’highlander.. a fare la super ottimista (che a volte – anzi spesso – alla gente finisci per stare anche un pò sulle palle perchè sembri un pò un santone zen che vuole dare consigli su come si sta al mondo)

La verità è che stai solo facendo lo struzzo (e lo sai benissimo) perchè rabbia dolore e paura sono radicatissimi in te e non è che non ascoltandoli o mettendoli in modalità silenziosa stai proprio facendo una grande mossa. Come le peggiori delle larve si stanno nutrendo di te in profondità e facendo così ti stai proprio facendo tutt’altro che bene..

Non ti stai aiutando per niente. Non stai aiutando le persone che ti stanno vicine e che vorrebbero aiutarti e darti una mano. Non le stai aiutando a capire.

Primo passo dicono sia l’accettazione.. io sinceramente, forse perchè da sportiva sono cresciuta con la credenza che accettazione e rassegnazione fossero sinonimi, ho preferito scegliere la strada del trovare una convivenza il più serena possibile con l’avere una malattia.

Mi è sempre sembrato più onesto e attuabile.

Si può davvero accettare a 19 anni di avere una patologia che nella migliore delle ipotesi (perchè grazie al cielo ci sono anche persone che la SM sfiora appena e che magari hanno un attacco solo in tutta la vita) porterai sulla spalla senza sapere se e quando ti colpirà? Una malattia che ti rende tutto più complicato? Io credo di no, almeno io non ci sono riuscita e ho scelto una strada diversa.

Quella del conviverci prendendone pian piano le misure, come se fosse un inquilino “insfrattabile” che non sempre riesci ad amare anche se fa parte della tua casa, che ci sono giorni che non lo sopporti proprio e ti fa sembrare tutto un inferno e giorni in cui non lo senti neanche, periodi in cui è in letargo o in vacanza.. Giorno dopo giorno scopri cose nuove di lui, trovi anche qualche modo per nasconderti e fregarlo, a volte invece ti tira dei brutti scherzi e ti fa cascare ma, quello che è certo, è che rimane sempre con te..

E a volte arrivi addirittura ad amarlo profondamente perchè davvero ti ha reso una persona migliore, sicuramente più sensibile e attenta.

Ma stavamo parlando di emozioni e di quanto sia importante il trovare la strada per buttarle fuori.

Ci sta assolutamente che ci siano momenti, ore, giorni, persino settimane in cui tu senta paura. Cavolo non hai minimamente idea di come potrebbero evolversi le cose.

Ci sta assolutamente che ci siano momenti, ore, giorni, persino settimane in cui tu senta rabbia, tanta rabbia. Perchè non era così che avevi immaginato e sognato la tua vita e non c’è attimo che dentro di te una vocina piccola piccola, piano piano sussurrando, si continui a chiedere ” ma cosa avrei potuto fare o realizzare se non mi fossi ammalata?” E questa rabbia spesso cresce quando vedi tante persone, tantissime persone che stanno bene, che sono in salute, che buttano nel cesso la loro vita.

Ci sta assolutamente che ci siano momenti, ore, giorni, persino settimane in cui tu senta tanta tristezza. Perchè vorresti fare delle cose e il tuo corpo ti dice “NO, COL CAVOLO!” e inevitabilmente ne soffri, perchè ci sono giorni in cui tutto davvero è difficile e complicato (anche portare a spasso la tua Moon), in cui ti trovi a rinunciare a tante cose o comunque a rivedere il modo di farle..

Ci sta assolutamente che ci siano momenti, ore, giorni, persino settimane in cui tu senta tanta stanchezza. Perchè l’energia si esaurisce e non sempre è facile accedervi, perchè stare sempre con la guardia alta, è estenuante.

Io ho veramente impiegato tanti anni a capire che tenere tutto dentro non era la soluzione. Perchè a soffocare le emozioni poi si esplode, si crolla, ci si ammala ancor di più, si travolgono le persone che ci sono rimaste vicine, non ci si fa mai avvicinare davvero.

Per cui ti prego allenati a concederti di buttare fuori..

Se sei triste, piangi..

Se sei arrabbiato concediti di incazzarti.. Urla. Grida. Prendi a pugni un cuscino.

Se sei spaventato trema..

Se sei stanco, ogni tanto molla e riposati, sarai più fresco al prossimo round..

Se puoi fatti aiutare.. parlane con chi ti capisce; ci sono tante persone che vivono la tua stessa situazione o situazioni simili e davvero insieme ci si sente più forti e soprattutto ci si sente capiti.

Concediti di parlarne anche a chi (grazie al cielo)  non potrà mai capire quello che provi fino in fondo perchè non la vive ma tiene davvero a te e vorrebbe toglierti un pò di peso e ti sta “allungando una zampa”.

Concediti di condividere anche questa parte di te.. E’ il regalo più grande che tu possa farti..

Ci vuole un bel pò di allenamento e non mancheranno nè le cadute nè le porte in faccia ma ne sarà valsa la pena perchè in ogni caso ti sarai alleggerito di un bel peso, una di quelle zavorre che di sicuro non ti permettono di muoverti, figurati di prendere il volo!

 

PS: credimi se lo scrivo è perchè me lo dimentico spesso! ma molto molto spesso.. 😉

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Se non si vede non esiste

Si può voler essere invisibili perchè non ci si sente capiti e ci si sente costantemente giudicati? Sentirsi in colpa se ti diverti o esci perchè le persone “malate” non se lo possono permettere e devono stare rinchiuse in casa? Non voler essere “carine o belle” perché se sei bella fuori per tante persone non […]

Si può voler essere invisibili perchè non ci si sente capiti e ci si sente costantemente giudicati?

Sentirsi in colpa se ti diverti o esci perchè le persone “malate” non se lo possono permettere e devono stare rinchiuse in casa?

Non voler essere “carine o belle” perché se sei bella fuori per tante persone non puoi avere una malattia; la malattia si deve vedere.. 

Purtroppo è quello che succede.. perché piuttosto che ascoltare commenti cattivi o indelicati che ti feriscono nel profondo visto che la sofferenza che vivi è reale e non immaginaria, preferisci scomparire.

Siamo cresciuti e stati educati così.. è inculcato dentro di noi dalla scuola, dal catechismo. Nonostante poi la religione e il Vangelo nello specifico tentino di insegnare esattamente il contrario, la maggior parte di noi ricorda solo la prima parte della storia di San Tommaso..

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,19-31).

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».

Poi tutto il resto ce lo siamo dimenticati quindi come Tommaso vogliamo vedere, vogliamo toccare per credere..

Se non sei su una sedia a rotelle allora non hai niente; se non hai segni o cicatrici evidenti non hai niente, se non sanguini o non sei verde o a pois,  non hai niente.

Perché se i sintomi sono invisibili, allora non esistono. Non importa quanto condizionino la tua vita.

Perché stanchezza cronica, dolori fortissimi, problemi di concentrazione, di memoria, di vista, di udito, formicoli continui, mancanza di equilibrio, difficoltà anche ad andare in bagno, non sono niente.. non ti rendono la vita complicata, non si vedono, non sono tangibili, quindi non sono niente.. 

Tantissime persone la pensano così, purtroppo. E spesso tra questi ci sono anche persone vicine, familiari, amici, compagni di vita.

Quindi?

Personalmente ho passato i primi anni a nascondermi, a voler essere invisibile, a fare il fagotto, a vestirmi solo di scuro e voler essere un brutto anatroccolo perché era più in linea con la mia condizione di malata.. 

Ma poi mi sono rotta le palle. Noi non siamo la nostra malattia. Siamo donne. Siamo uomini. Siamo persone. Abbiamo una malattia, ok ma non siamo la malattia. Siamo tanto altro. Andiamo tanto oltre. 

Non aggiungiamo limiti mentali a quelli che la malattia già ci fa vivere.

Iniziamo parlando apertamente di quello che viviamo. 

Se abbiamo sorrisi nel cuore, sorridiamo!

Se abbiamo voglia di colori indossiamoli..

E ricorda sempre che non si vede anche se si guarda verso la luce..

Non aver paura di essere luce! Non aver paura di risplendere!